Il Regno Unito non ha una carta d'identità nazionale. Ha provato a crearne una versione digitale, e ci ha rinunciato nel 2026. Eppure un britannico che vuole lavorare, prendere in affitto una casa o amministrare una società deve dimostrare chi è al datore di lavoro, al locatore o a Companies House, il registro delle imprese britannico, e spesso a circolare è il passaporto, fotocopiato o scansionato. Visto dalla Francia, dove la carta d'identità esiste, il paradosso britannico solleva una domanda che riguarda entrambi i paesi: che fine fa un documento d'identità una volta inviato?
Perché il Regno Unito non ha una carta d'identità?
Per tradizione politica, e dopo due esperimenti falliti: una carta introdotta durante la Seconda guerra mondiale fu soppressa nel 1952, e un'altra, creata nel 2006, fu abolita da una legge del 2010, con le carte già rilasciate che hanno smesso di essere valide all'inizio del 2011 (legislation.gov.uk). Il governo di Keir Starmer ha rilanciato l'idea nel settembre 2025, in forma digitale: «Digital ID will be mandatory for Right to Work checks by the end of the Parliament», cioè l'identità digitale sarebbe diventata obbligatoria per verificare il diritto al lavoro entro la fine della legislatura (gov.uk). Una petizione contro il progetto ha raccolto quasi 3 milioni di firme (Parlamento britannico).
Da lì in poi è stata una serie di passi indietro. Nel gennaio 2026 il governo rinuncia all'obbligatorietà (Reuters, tramite The Star). La consultazione avviata a marzo lo conferma: «There will be no legal obligation for people to have or present the digital ID», nessuno sarà obbligato per legge ad avere o a esibire l'identità digitale (gov.uk). A maggio il King's Speech, il discorso del Re che apre la sessione parlamentare e presenta il programma del governo, annuncia ancora un disegno di legge per definirne il quadro (gov.uk). Ma a luglio Andy Burnham, eletto alla guida del Partito laburista, succede a Keir Starmer, e il 21 luglio il suo governo annuncia la cancellazione del programma, il cui costo, stimato in 1,8 miliardi di sterline, va a finanziare un taglio dell'IVA sull'elettricità delle famiglie (gov.uk). Nel settembre 2026 il governo lo ha confermato per iscritto, rispondendo a una commissione della Camera dei Comuni: il programma nazionale di identità digitale non andrà avanti, e i datori di lavoro non saranno tenuti a svolgere tutte le verifiche del diritto al lavoro in digitale (LexisNexis, Lisa's Law).
Chi verifica l'identità, allora?
Quasi tutti, caso per caso.
Il datore di lavoro deve verificare il diritto al lavoro di ogni dipendente, pena una sanzione fino a 60.000 sterline per ogni lavoratore irregolare; la scala parte da 45.000 sterline per una prima violazione e arriva a 60.000 in caso di recidiva entro tre anni (gov.uk, codice di condotta dello Home Office, il ministero dell'Interno britannico). Dal 1° ottobre 2026 l'obbligo si estende ad alcuni lavoratori non dipendenti: subappaltatori individuali e persone che trovano incarichi tramite una piattaforma (gov.uk).
Il locatore, in Inghilterra, deve verificare che ogni inquilino maggiorenne abbia il diritto di prendere in affitto una casa, e deve verificarlo per tutti: controllare solo chi si presume straniero è illegale (gov.uk).
L'amministratore di società deve ora far verificare la propria identità da Companies House, come spiegato nell'episodio precedente.
Per questi controlli lo Stato si affida a fornitori certificati di identità digitale, disciplinati dal 2025 da una legge, il Data (Use and Access) Act. Nel luglio 2026 il loro registro contava 46 fornitori che offrivano 64 servizi certificati (gov.uk). Il loro uso resta facoltativo per datori di lavoro e locatori: è ancora ammessa la verifica manuale di un documento originale, di cui si conserva una copia.
Cosa dice l'autorità per la protezione dei dati?
L'ICO, l'equivalente britannico del nostro Garante privacy e della CNIL francese, applica il principio di minimizzazione del GDPR britannico: si raccolgono solo i dati necessari. Per una richiesta di accesso ai propri dati, l'organizzazione deve essere «reasonable and proportionate», ragionevole e proporzionata, in ciò che chiede, e pretendere un documento d'identità solo se è necessario (ICO). Non abbiamo trovato indicazioni dell'ICO dedicate specificamente alle copie del passaporto. Il paradosso è tutto qui: la normativa sul diritto al lavoro impone di conservare una copia del documento per tutta la durata del rapporto e per due anni dopo (gov.uk), mentre la legge sulla protezione dei dati invita a raccoglierne il meno possibile.
La Francia vive la stessa tensione, con una differenza: lì la carta d'identità nazionale esiste, pur non essendo obbligatoria, e lo Stato raccomanda di applicare una filigrana alle copie che si inviano (vedi Mettere una filigrana sul documento d'identità).
E la fattura elettronica?
Il Regno Unito arriva dopo la Francia. Nel novembre 2025 il governo ha annunciato che «the UK will introduce mandatory e-invoicing for all VAT invoices from 2029»: la fattura elettronica diventerà obbligatoria per tutte le fatture soggette a IVA a partire dal 2029 (gov.uk). Le imprese non registrate ai fini IVA sono escluse, il modello sarà decentralizzato, senza una piattaforma pubblica, e la trasmissione dei dati in tempo reale a HMRC, l'amministrazione fiscale britannica, non è prevista per quella data. Nel giugno 2026 il governo ha confermato che la rete Peppol sarà la rete centrale per lo scambio delle fatture elettroniche nel Regno Unito (gov.uk). Il formato esatto e un eventuale calendario per dimensione d'impresa restano da definire.
Nel frattempo il fisco britannico si digitalizza in un altro modo: con Making Tax Digital, i lavoratori autonomi e i locatori con redditi d'impresa e da locazione superiori a 50.000 sterline devono, dall'aprile 2026, tenere la contabilità con un software e inviare una comunicazione ogni trimestre; la soglia scenderà a 30.000 sterline nel 2027 e poi a 20.000 nel 2028 (gov.uk). Più di 860.000 autonomi e locatori erano interessati già dal primo anno (gov.uk), e ad agosto 2026 più di 436.000 avevano inviato la loro prima comunicazione trimestrale (gov.uk).
In Francia tutte le imprese devono essere in grado di ricevere fatture elettroniche dal 1° settembre 2026, e le PMI dovranno emetterle da settembre 2027, con trasmissione dei dati al fisco (vedi La prima fattura in Francia). Su questo punto la Francia ha circa due anni di vantaggio.
Cosa può trarne un imprenditore?
Una verifica d'identità lascia dietro di sé delle copie. Che si tratti di un datore di lavoro, di un locatore, di una banca o di un fornitore di verifica, ogni controllo può produrre una copia conservata altrove. Nel Regno Unito l'assenza di una carta nazionale ha moltiplicato questi controlli puntuali; in Francia esistono anche lì, per un conto bancario o una domiciliazione (vedi Aprire un conto aziendale senza inviare tutto).
Meglio una verifica che una copia, quando si può. Una verifica tramite app, di persona o tramite un fornitore certificato trasmette un esito; una fotocopia trasmette tutto, e a lungo. Quando una copia è inevitabile, si può ridurla allo stretto necessario e intestarla al destinatario: Oscurare PDF elimina le zone scelte (la pagina viene ricostruita come immagine, senza testo recuperabile), Filigrana PDF aggiunge in diagonale il testo che preferisci, per esempio il nome del destinatario e lo scopo, entrambi nel browser; una foto del documento si trasforma prima in PDF con JPG in PDF. Attenzione: alcuni destinatari, come una banca, devono vedere il documento intero; si nasconde solo ciò che non è richiesto.
PDFKami non verifica l'identità e non sostituisce un fornitore certificato; serve a preparare le copie da inviare senza caricarle su un servizio di terzi.
Glossario
Right to Work: obbligo per un datore di lavoro britannico di verificare che il lavoratore abbia il diritto di lavorare nel Regno Unito.
Right to Rent: obbligo per un locatore, in Inghilterra, di verificare che l'inquilino abbia il diritto di prendervi in affitto un alloggio.
ICO (Information Commissioner's Office): l'autorità britannica per la protezione dei dati personali, omologa del Garante privacy italiano e della CNIL francese.
Making Tax Digital: programma del fisco britannico che impone ad autonomi e locatori una contabilità digitale e comunicazioni trimestrali.
Peppol: rete internazionale, di origine europea, per lo scambio di fatture elettroniche tra imprese e pubbliche amministrazioni.
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